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Avv. Marco Garbani

Verso una nuova gestione del personale?

Le indennità di lavoro ridotto (ILR) allargate al Covid-19 hanno permesso di evitare un notevole numero di fallimenti aziendali.

Il prolungo è stato eccezionalmente concesso per determinati settori fino al 31 dicembre 2021. Sotto un profilo economico, grazie alle ILR, il datore di lavoro ha la possibilità di essere più elastico e fare ricadere i costi del personale in esubero sulla cassa disoccupazione. Non è detto che sarà sempre così! Visto anche che ora ci sono i vaccini, le chiusure richieste non saranno più così scontate. E se la popolazione iniziasse a disertare la ristorazione e l’albergheria per una paura di ipotetico contagio, allora ci saranno dei problemi. L’esercente (e non solo lui) è dunque tenuto a verificare con maggiore oculatezza le uscite e le entrate, togliendo i fronzoli che iniziano a gravare troppo o essere dei lussi. Se è vero che le spese del personale possono costituire anche il 45–50% degli introiti, è comprensibile che questa voce vada analizzata più a fondo. Una soluzione consiste nel tramutare i contratti in contratti a ore su chiamata. Una situazione utile sotto il profilo aziendale, ma proprio non bella per il dipendente, anche nei casi in cui si garantisse comunque un numero minimo di ore (che sarebbero da pagare in ogni caso). Se una determinata gestione è comunque assicurata, è ipotizzabile una simile tramutazione solo per una parte del personale. Oppure, per talune strutture, si potrebbe pensare alla «pianificazione del barbiere» (è una citazione di un economista svizzero), ovvero quella di accogliere i clienti solo su prenotazione in modo da potere adeguare il personale adeguato e ottimizzare le spese. Si tratta di esempi che devono trovare una quadratura del cerchio per non affondare: assicurare le entrate, evitare le uscite evitabili e tenere il personale (che è una risorsa, non dimentichiamolo). Una cosa è certa: occorre già ora iniziare a pensarci su.